mercoledì 22 agosto 2007

che casino

Praticamente il mio blog e' piu' letto di quello di Beppe Grillo...
Vabbe', chissenefrega!
Sabato partiamo.
E poi IO dovrei partire.

che casino

lunedì 30 luglio 2007

piccoli segreti

Ieri sera sono stato con Silvia.
Mi ha raccontato del suo ritorno da Malaga e degli avvenimenti con il suo ragazzo spagnolo.

E poi io le ho raccontato del mio di ragazzo. Mi ha ascoltato e io ho parlato tanto. Come non facevo da giorni.
Prima di andare via mi ha abbracciato. Non ci siamo mai abbracciati prima io e Silvia.

Ora vado a lavorare. E poi stasera rimpatriata a casa mia di vecchi amici. Speriamo vada tutto bene!!

domenica 29 luglio 2007

jason&larry

E' passato un po' di tempo dall'ultima volta che ho scritto. Oggi ho consciuto due persone, Larry e Jason. O meglio, non li ho proprio conosciuti, ho solo visitato il loro sito internet. Sono canadesi, e si sono sposati tre anni fa. La loro storia mi ha ricordato che tempo fa avevo avuto l'idea di iniziare questo blog. Ancora non so perchè.A volte le persone si incontrano, si scoprono, si amano. E combattono per stare insieme. Ma a volte, l'amore non è tutto. A differenza di quello che tante canzoni raccontano. Che casino quando si viene a scoprire ciò.Forse la situazione non è neanche così grave. Forse devo solo riprendere in mano la mia vita. O chissà, prenderla in mano per la prima volta.

mercoledì 9 maggio 2007

vedi cara...

Ho sonno!!!!! Sono al lavoro... Non e' proprio una buona idea scrivere nel blog da qui, lo so...
Ciao Lorenzo! Ma lo stai leggendo il mio blog? Forse no...
Stamani, mentre andavo a lavorare, su Radio Rock Guccini mi ha cantato "Vedi Cara"...
Grazie Francesco.
Ancora una volta la colonna sonora perfetta arriva al momento giusto... Ora non ho tempo, ma vi parlero' della mia teoria sulle colonne sonore...

lunedì 7 maggio 2007

il tuscolo

Questa mattina sono stato al Tuscolo. Quel posto, come il diario, mi vede maggiormente nei momenti più brutti. Ma ogni volta, come accade per il diario, mi dico che sono uno stupido, perchè certi luoghi, certe sensazioni, non dovrebbero aspettare i momenti brutti per essere vissuti. C'era un forte odore d'erba bagnata, il sole era caldo. Non c'era foschia, quindi si vedeva anche il mare.
Ma io preferisco la parte dietro, il lato del colle dal quale si vedono prati, colline e poi le montagne lontane di cui non conosco il nome.
Avevo bisogno di camminare stamattina e di stare seduto sulla panchina con gli occhi chiusi.
Sto rischiando di rovinarlo quel posto, perchè inevitabilmente ora ogni volta che ci vado mi tornano alla mente episodi tristi.
Mi ricordo un giorno, aveva nevicato, io ero lì. Mandai un sms al Lorenzo per invitarlo a venire, perchè era bellissimo. Mi spiace, sto andando da Luca, mi disse. Ma ciò successe un po' di tempo dopo di quel giorno di giugno.
Conoscere Lorenzo quel giorno, già da quella stessa mattina, ebbe su di me l'effetto vaso di pandora. Tutto cominciò a riuscire fuori.
Riuscirono fuori le barbie con le quali giocavo da bambino, e che poi nascondevo sotto il letto. Rividi i miei compagni di classe che mi chiamavano frocio, usando anche tutte le possibili alternative a questa parola. E le mie compagne, più diplomatiche, che la stessa cosa la dicevano usando mezzi più politicamente corretti. "Ma tu non sei come dicono loro, sei solo più sensibile e delicato"
Ed ecco che sensibile e delicato diventa frocio.
Rividi Umberto Antoni, la persona che ho odiato di più in tutta la mia vita. Che brutto sentimento l'odio, e Umberto, solo lui, me l'ha fatto provare. Riuscì quel giorno in cui, sull'auto strapieno all'uscita di scuola, io ero vicino al conducente e lui, seduto in fondo, mi urlava tutte quelle varianti di cui dicevo prima. E dalla sua bocca, prima di arrivare alle mie orecchie, passavano per una cinquantina di altri ragazzi, conosciuti e non, che mi guardavano, chiedendosi forse perchè non reagivo.
Oggi reagisco. Si Umberto Antoni, sono un frocio. E se vuoi anche tutte le altre varianti. E allora?
Si lo so, farlo da un blog è facile...
Da quel giorno cominciarono a riuscire fuori tutte quelle persone di sesso maschile dalle quali, in un modo o nell'altro, mi ero sentito attratto. Valerio Rubei, mio compagno di classe alle medie. Forse l'unico, prima di Lorenzo, per il quale ero stato capace di provare qualcosa di diverso dalla semplice attrazione sessuale. Ricordo che immaginavo di poter tornare a casa con Valerio mano nella mano, magari fermarsi al parco. Ricordo il mio primo bacio con lui, o almeno come lo sognavo. E ricordo quando lo vidi darlo a Roberta e non a me.
E poi tanti altri ricordi, tanti altri mostri da quel vaso, fino a Elena, che nel frattempo stava diventando il senso di colpa più grande.Gli esami e le lezioni erano finiti, quindi non avrei avuto motivo di andare all'università.
C'erano solo tante lunghe chiacchierate al telefono tra me e Lorenzo. Parlavamo di tutto, ci dicevamo di tutto. Mi faceva sentire così bene. Mi raccontava dei posti che aveva visto e dove un giorno mi avrebbe portato e dove effettivamente mi portò. Piano piano l'imbarazzo dei primi giorni, dato dalla consapevolezza da parte di entrambi di quella strana atmosfera che si creava quando eravamo insieme, cominciò a svanire. E non tardò ad arrivare il giorno in cui gli confidai di quello che mi stava succedendo, di come non sapevo che nome dargli e soprattutto di quanto mi spaventava e mi faceva stare bene allo stesso tempo. E lui sembrava condividere con me tutto ciò. Quando la sera uscivo, non vedevo l'ora di tornare a casa per sentirlo. Se il mio telefono squillava correvo a prenderlo, e già immaginavo come mi sarei sentito nel leggere Lorenzo sul display. Che delusione quando non c'era il suo nome.
Anche quando c'era il nome di Elena...
Intanto le cose tra me e lei andavano sempre peggio. Nel senso che qualcosa non andava. Io quasi non riuscivo più ad abbracciarla. Parlavo anche di questo con Lorenzo, e lui mi parlava dei suoi problemi con Laura, la sua ragazza.
Solo che Laura non era la sua ragazza. Luca era il suo ragazzo. Non fu difficile capirlo. Intorno a lui non c'era traccia di Laura, non una foto insieme, neanche il suo nome sulla rubrica del cellulare. Eppure stavano insieme da due anni. Luca prese del tutto vita tra noi il 5 settembre. Eravamo andati a mangiare una pizza a Marino. E mi parlò di loro.
Lorenzo viveva il suo essere nella discrezione più totale, anzi, forse quasi nell'ombra più totale. Una vera e propria seconda vita, nascosta ai suoi genitori, ai suoi amici, che mai e poi mai avrebbero sospettato qualcosa di lui. E questo lo aveva frenato dal parlami subito di Luca.
Quella stessa sera, seduti in macchina vicino casa mia, Lorenzo mi tenne la mano. La mia testa poggiata sulla sua spalla. Nessuno parlava. Solo Ram Power 102.7 aveva voce e lo faceva attraverso la canzone che stava mandando. "Per me è importante", e i Tiromancino ci dicevano di quanto "mi piace raccontarti sempre quello che mi succede". La mano di un uomo teneva la mia quella sera. Una mano grande, non liscia come quella di Elena. Una mano che era forte, anche se non mi stringeva. Una mano che, nella sua mascolinità, era tenera, come l'insieme di quel momento che stavo vivendo quella sera per la prima volta nella mia vita.
Quello fu il massimo del contatto fisico tra me e Lorenzo prima di lasciare Elena, cosa che feci il giorno dopo.
Vissi quell'intera giornata pieno di sensi di colpa e di paranoie per quello che avevo fatto ma, soprattutto, per il motivo che mi aveva spinto a farlo. La sera lo chiamai, gliene parlai. Non so cosa mi aspettavo, forse che capisse quello che in realtà volevo dire. "Ora sono libero e voglio stare solo con te!". E forse lo capì. E, come in ogni favola, mi aspettavo che lui facesse lo stesso.
Ma nelle favole ci sono i lupi, i draghi, i principi azzurri che svegliano le principesse con un bacio. Non principi che svegliano altri principi.
Tu vuoi stare un uomo?, mi chiese. Tu non hai idea di cosa vuol dire stare con un uomo.
No, non ne ho idea e la cosa mi terrorizza. Tutto ora mi terrorizza, ma voglio buttarmi in questa cosa, lo voglio scoprire, e lo voglio fare con te.
Silenzio.
Scappa da me finchè sei in tempo, fu la sua risposta. Anch'io ho pensato molto a noi oggi, e non trovo giusto quello che sto facendo a Luca. Non posso rovinare tutto così, forse è meglio se chiudiamo qui.
Il principe azzurro, quella sera, non svegliò il principe addormentato con un bacio, ma montò il suo destriero e lasciò il castello, stagliato contro il sole all'orizzonte.
In quel momento realizzai che avevo scoperto una cosa grande. Molto era cambiato in me, e molto sarebbe cambiato fuori di me.
E io mi sentivo perso.

Ora Lorenzo sta lavorando. Penso che mi stia pensando. Forse stasera andrò a casa sua. Perchè come mi disse egli stesso 5 anni fa parlando di Luca, non si può rovinare tutto così.
Perchè per me è importante, come dicono i Tiromancino.
C'ho sempre creduto in quella canzone, mi ha accompagnato in tutti questi anni. Che ora voglio ripercorrere qui. Forse per capire cosa mi è successo, se sto facendo bene.
Se davvero per me è importante.

Ora, quello che è importante è aiutare mio fratello a studiare altrimenti perderà l'anno!
A presto.

domenica 6 maggio 2007

domenica 6 maggio 2007


Sono le 13.20. Piove forte forte.
Ieri sera ho letto l'ultimo numero di Julia, quello comprato a Livigno mercoledì. Già, solo mercoledì ero a Livigno con lui. Non è mai stata così cattiva e brutta Livigno come la settimana scorsa.
E' il posto che un po' c'ha fatto conoscere. Non che ci siamo incontrati lì, ma ci ha fatto avvicinare.
Come piove...

Invece quel giorno c'era il sole. Un sole forte. Era il 19 giugno del 2002. Le 10.30 circa. Io ero all'università, avrei dovuto dare un esame quel giorno. Ma non avevo studiato, non ero pronto. E non sono entrato in aula. Io non sono come Luca che si butta, anche se sa che non ha studiato abbastanza. Lui ci prova, tenta, sempre e comunque. E la maggior parte delle volte gli dice bene. Ma quel giorno Luca ancora non lo conoscevo, lo avrei conosciuto circa due anni dopo. Eppure, da lì a poche ore sarebbe entrato nella mia vita, con un altro nome, accompagnato da un'altra persona.

Anche quel giorno stavo scrivendo sul mio diario, un po' come ora. Stavo scrivendo dell'esame per cui non avevo studiato, di quanto mi sentivo triste, e di come in quel periodo il buco nero si stava riaprendo.
Il buco nero dentro, come lo chiamo. Che ti risucchia da dentro, respira l'aria che dovresti respirare tu. E a te non rimane niente.
In quel periodo il buco nero stava cominciando a respirare nuovamente.
E poi entrò nella maniera più normale con cui si può entrare nella vita di qualcuno.
Salutando.
Ciao.
Alzai lo sguardo, e il mio cuore fece quella cosa che poche volte fa nella vita. Ma quando lo fa... Dio quant'è bello! Il mio cuore produsse un battito un più. Tra la diastole astriale e la sistole ventricolare ci fu un battito in più, che non ho ancora capito a cosa serve. Ma a volte capita.
Non sto parlando del classico colpo di fulmine, dell'amore a prima vista. Semplicemnte, tra tutte le persone che quella mattina avrebbero potuto dirmi "ciao", lui era l'ultima che mi aspettavo.
Già perchè "lui" lo avevo già visto. O meglio, lo avevo già notato circa sei mesi prima, durante una lezione di psicologia generale. Era seduto nella fila davanti alla mia. Per circa tre settimane, due volte ogni sette giorni, i nostri sguardi si incontravano per qualche secondo. Era come un gioco, io alzavo lo sguardo, e il suo era già lì, per sparire un attimo dopo. E la stessa cosa succedeva a lui.
Poi non li vidi più.
Fino a quel giorno.
Banale il suo tentativo di far credere che aveva pescato uno a caso a cui chiedere gli appunti di psicologia. Banale il pretesto per dire quel "ciao". Ma incredibile per me, ancora oggi, come dopo qualche minuto, quel giorno, lui aveva già il mio numero.
Capito?? Quel giorno avevo dato il mio numero ad un uomo! E non perchè era un collega di università, non perchè avremmo potuto passarci gli appunti. Ma perchè mi piaceva. Per quanto allora cercassi di nascondere sotto il letto questa cosa, insieme a tutte le altre, quell'uomo, Lorenzo, 34 anni, 11 più di me, mi piaceva.
E questo pensiero faceva fare al mio cuore un battito in meno, invece che uno in più. Perchè sentivo che mi piaceva come m'era piaciuta Elena, quando ci eravamo conosciuti.
Elena era la mia ragazza.

sabato 5 maggio 2007

sabato 5 maggio 2007

Sono le 23.12
Ho passato la vita a riempire diari. Da quando avevo 12 anni. Scrivevo di tutto, le mie giornate, quello che accadeva dentro, fuori e intorno a me. Quello che volevo, quello che non avevo, i miei sogni, le mie lacrime, le mie risate.
Non so se è una cosa comune a tutti, ma i momenti brutti sono quelli in cui scrivevo di più.
L'ultima pagina risale a luglio del 2005. Forse in quel periodo finiva uno dei periodi più brutti della mia vita (almeno fin ora) e iniziava il più bello. Almeno fin ora.
Da allora non ho più scritto. Forse una o due pagine. In compenso ho scritto circa 180 pagine di email (formato Word, carattere book antiqua, grandezza 10). 180 pagine di email alla stessa persona. Quando lo raccontai a Luca disse " ci credo che gli è calata la vista, poverino!". Luca. Ha sempre la battuta pronta.
Ho scritto anche 16 pagine del mio libro, o almeno uno dei tanti. Mai finito, come tutti gli altri. Ma Nadya dice che lo finirò. Nadya. Ha sempre la frase giusta.
Oggi è il 5 maggio, del 2007. Non è una bella serata. Ne ho passate parecchie brutte da quel giorno di giugno di due anni fa, ma oggi è particolarmente brutta. Anzi, diversamente brutta. Che poi, forse, è solo la versione politicamente corretta per dire la stessa cosa. Come diversamente abile. O senza fissa dimora.
Oggi ho voglia di scrivere. Come due anni fa. Ma non lo voglio fare sul mio diario, quello di carta. Non voglio farlo per email. Voglio farlo qui, dove il pensiero che qualcuno, da qualche parte, leggerà le mie parole mi fa stare un po' meglio. Anzi no, non mi fa stare meglio. Voglio solo che per una volta, anch'io, possa raccontare cos'è che non va. Ma anche quello che va. Soprattutto quello che va. Senza problemi, senza paranoie. Senza modificare la storia fino a renderla falsa, inverosimile alle mie orecchie, ma abbastanza accettabile per chi ascolta. Anzi, "ugualmente accettabile".
Qui potrò dire che sono innamorato di Lorenzo. So benissimo che in tempi di Brokeback Mountain tutto ciò è quasi la normalità.
Ma forse il problema è che non lo è del tutto per me.
Dopo quasi quattro anni, qualcosa è cambiato.
Quattro anni, durante i quali nessuno ha mai saputo di noi, se non Luca e Nadya. Quattro anni, durante i quali siamo stati sempre e solo amici, durante i quali mi sono ostinato a voler negare l'evidenza agli occhi di mia madre e mia sorella, che sanno tutto. Certo che sanno tutto. Niente amici in comune, niente uscite con altre persone, discrezione assoluta.
Quattro anni, durante i quali ci siamo rincorsi, abbiamo lottato per averci, ci siamo trovati.
Ci siamo amati. Soprattutto ci amiamo ancora.
E io? Io in questi quattro anni sono diventato Geordie. Ho scoperto la realtà che fa male, dura da accettare, eppure la stessa realtà che mi ha reso così felice. Ma pursempre amara da mandare giù.
Ora è tardi, in TV stanno dando l'ennesimo film del tizio che salva un aereo dirottato.
Ancora non so perchè sto scrivendo. Come in passato, sto scrivendo a me per avere qualcosa da rileggere e su cui riflettere tra qualche anno, o sto scrivendo davvero a qualcuno?
Forse il mio eco debole cerca conferme, come sempre. Approvazione.
O la semplice consapevolezza che la normalità non esiste.
'notte 'notte.