"...eppure sentire..." è ciò che Elisa mi sta cantando in questo momento.
Grazie Elisa, per tutte le volte che mi sei stata vicina e non te ne sei resa conto.
Banale banale banale!!
Ho comprato la sua atuobiografia oggi. "Un senso di me". Improvvisamente ho rivissuto e riletto tutti i miei diari di... quanto? 17 anni? Forse 18. Il primo risale a quando avevo 11 anni. L'ultimo si ferma al 2005. Quello che, almeno fin ora, ricordo come il periodo brutto. Anzi, brutto brutto. Poi è iniziato il periodo bello. E sembra quasi che nei periodi belli, il diario non serva.
Questo blog è stato un po' un esperimento, un tentatvo di riportare in vita quel bisogno, quell'abitudine che tanto mi piaceva, e tanto mi manca. Tentativo che ha avuto poco successo. Perchè scrivere di se su internet, se tanto poi si deve utilizzare un linguaggio in codice? Che senso ha farlo, se tanto poi i tuoi amici non lo leggeranno mai, perchè io stesso mi guarderò bene dal farglielo leggere?
Io ovviamente non mi chiamo Geordie. Lorenzo non si chiama Lorenzo.
Eppure, quanto di vero c'è in quello che ho scritto. Anzi, a parte il modo in cui ci siamo conosciuti (non era all'università) e il fatto che la prima volta che siamo usciti avevo già lasciato Elena (che non si chiama Elena), per il resto le cose sono veramente andate così.
Per il resto, le sensazioni e ciò che accadeva dentro e fuori di me rispecchiano la realtà.
Facciamo il punto della strada.
Ho 29 anni. Dall'ultima volta che ho scritto ad oggi, mi sento ancora "incastrato in quel momento e non so come uscirne" (by U2). Ad ottobre sono partito per Londra con Nadya. A febbraio sono tornato. Ho lasciato il vecchio lavoro (il licenziamento più lungo della storia, durato 6 anni!!). L'ho lasciato per quella società che tanto sognavo, dietro alla quale stavo da tempi immemori. Giga byte di CV inviati. E ora sono dentro. Quel giorno di febbraio, quando andai a riconsegnare il badge, mi sentivo... bene. Mi sentivo felice. Ecco il termine. Talmente felice che avevo paura qualcosa sarebbe successo da un momento all'altro.
A maggio ho lasciato Lorenzo. L'operazione ancora non è completata, qualcosa rimane da lasciare. Ma ci sto lavorando.
E ora novembre.
E sto ancora incastrato in quel momento. Il momento in cui non stai bene dove sei, in cui il cuore batte forte anche se non hai corso, il momento in cui corri (rincorri?) pur stando seduto. Il momento dell'amaro in bocca, dei posti lontani dove voler andare, dei "se", dei "forse" dei "vorrei". Il momento del volersi reinventare, del volersi riscoprire. Del voler ricominciare. Il momento del non voglio essere qui. Insomma, un momento che va e viene da una vita.
Questa volta in questo momento c'è una variante: la variante del "mi devo mettere in testa che questo sono io, che fa parte di me e non è un cancro con il quale dover convivere".
Che puttanata essere froci.
Ecco appunto, proprio a questo mi riferivo.
Quando ho conosciuto lorenzo avevo 23 anni. E fin ora è stato l'unico. A volte mi domando se questo non ha influito negativamente su come poi sono andate le cose tra noi. Avevo dimenticato quant'è lunga e dura e anche un po' logorante uscire da storie simili. Si rischia davvero di farsi e di far male. Forse perchè non ricordo bene, ma non mi sembra che con elena sia stato lo stesso. O meglio, sicuramente non lo è stato per me. Nella nostra storia, mia e di lorenzo, ho interpretato la parte che per tanti anni elena ha fatto con me. Quella dello zerbino, di chi si prostra, di chi "eccomi, dimmi come mi vuoi o cosa io faccia e lo farò". Fortunatamente il periodo in cui ho interpretato me stesso ed egli lui stesso è stato più lungo. Ora non so che parte io stia intepretando. Ma posso dire in quale fase mi sembra nuovamente di essere: la fase della scoperta. Ho ricominciato a frequentare le chat. E questo non sta facendo altro che aumentare in me l'avversione verso i froci...
... scrivo questa frase, è sorrido. Fino a qualche anno fa quella parola era stata cancellata dal mio vocabolario. Parecchi anni fa, era la parola che mi perseguitava. E ora quasi la uso nello stesso modo dispreggiativo come la usavano con me.
L'altra sera mentre parlavo con Angelo ho sparato una cazzata enorme (angelo perdonami, spero che tu saprai darmi un'altra possibilità!). Ho detto "io mi ostino ad avere una visione dei rapporti ancora troppo eterosessuale". Che cazzata che ho detto. Il problema forse è che mi ostino ad avere una visione di me e di quello che voglio per me troppo eterosessuale. Un'altra cosa nella quale sono ancora incastrato: la famiglia del mulino bianco. La casa in riva al lago, due figli, qualche cane e un gatto. Ma questo è un altro discorso, per il quale c'è tempo e sul quale posso lavorare. Piero mi sta aiutando (piero è il mio strizzacervelli :) Grande piero! )
Andare su internet e scegliere la persona da contattare in base al nickname che ti ispira di più o in base alla foto che ha messo. E' così da vetrina, da shopping. A me non piace fare shopping. Mi sforzo per non cadere in certi giochetti. Non ci voglio cadere. Ma a volte mi sembra che è così che funzioni qui. E a volte ci cado.
Vi prego smentitemi. Voglio essere smentito! Come ieri, che ero sulla spiaggia a leggere è ho visto quei due ragazzi che passeggiavano mano nella mano.
Smentitemi. Voglio sapere che si può incontrare qualcuno per caso, presentarsi, conoscersi e innamorarsi, ancora prima che uno dei due abbia fatto la fatitiga domanda da chat "cosa ti piace fare?" o "sei att o pass? Quanto ce l'hai lungo?"
Cerco conferme fuori, e non mi rendo conto che tali conferme le posso trovare dentro di me, o meglio, in quello che mi è già successo.
Io e lorenzo ci siamo incontrati per caso, ci siamo presentati per caso. E per caso ci siamo ritrovati innamorati.
La normalità. Non esiste, eppure mi sembra così difficile da comprendere. Incastrato anche in quel concetto di normalità.
La MIA normalità deve essere questa. Devono essere quei due ragazzi che passeggiano sulla spiaggia.
Ma che lotte voglio combattere se ancora io per primo non ho accettato quei due ragazzi???
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